Coming out . Quando e perchè è così difficile. Momenti di piccola quotidianità.

“Uscire allo scoperto” è qualcosa di davvero importante, un dovere civico e sociale per ognuno di noi.
Ovviamente non capita tante volte di ascoltare qualcuno che dichiara :
-Io sono etero!-,
quindi possiamo dire che per noi, in quanto omosessuali è decisamente più difficile e per comprenderne il motivo dobbiamo risalire all’alba dei tempi, anche se in realtà, purtroppo, basta guardarci intorno senza viaggiare troppo lontano per capire perchè sia così difficile esporsi.

Ognuno ovviamente fa la sua scelta, non tutti decideranno di farsi conoscere. Questa decisione non è utile per la crescita della nostra società, ma chi decide di vivere nascondendo la propria sessualità fa parte di una categoria molto numerosa.

Premetto che sto prendendo in esame la nostra società italiana; non mi dilungo a parlare di alcuni paesi dove purtroppo l’omosessualità è considerata illegale e oltre andare in galera, il rischio più grande è la minaccia alla vita stessa.

Le ragioni che possono ostacolare la nostra buona volontà a contribuire all’integrazione possono essere drammatiche, inconsistenti, divertenti, irrazionali.
Ciò che frena il nostro coming out è la reazione di chi ascolta, nella maggior parte dei casi, ovviamente. Dico così perché molte volte capita che l’unico ostacolo che si frappone tra noi e gli altri sia proprio la fase dell’autocritica, il sapere di essere ciò che siamo, o la vergogna ad ammettere ciò che vorremo non dire mai, o la fragilità, la debole, insicura percezione della nostra interiorità.

Il passo più importante da fare è accettarsi come tali, ammettere a noi stessi cosa proviamo, per chi proviamo, come proviamo.
Se riusciamo ad essere onesti dopo una consapevole autocritica siamo poi in grado di presentarci agli altri, siamo pronti per fare il salutare coming out.

Ci sono diverse reazioni impreviste che possono frenare la nostra voglia di “esprimerci”. Ebbene le elencherò e ti darò utili consigli su come comportarti.

Vuoi fare coming out con una delle tue amiche. Lei è sempre con te quando hai voglia di uscire, di berti un cocktail, di andare a ballare, di divertirti, ma molte volte le sei stata dietro anche nei momenti difficili, l’hai consolata quando litigava in casa, quando il ragazzo con cui usciva cominciava a diventare petulante, quando la sua migliore amica si lamentava di non vederla mai e le dava della superficiale, quando la scuola la metteva a dura prova con i nervi a fior di pelle, non poteva che guardare per terra e assorbire le critiche dei suoi insegnanti che la mettevano a dura prova, senza tregua; quando diceva che anche la psicologa riconosceva qualcosa di assolutamente distruttivo in lei.. ebbene si, tu eri li, ad ascoltarla, ad abbracciarla a volerle bene. Che tipo di relazione può essere? Amore? In realtà no. Ciò che ti lega a lei è un profondo affetto nato dal tuo onesto desiderio di proteggerla, perchè vedi nei suoi occhi, quando ti parla, tanta fragilità. Questo non è essere innamorata (ovviamente non nascondo che molte volte ho confuso queste due dimensioni), ma semplicemente voler bene.
Ecco. E’ il momento di dirglielo e quando finalmente riesci a pronunciare le prime sillabe, ti senti già leggera e libera da ogni male, lei sgrana gli occhi e arroscisce.
Capisci subito.
Ecco. Quello che volevi evitare è avvenuto.
Secondo quale logica devi provare per forza qualcosa per lei oltre l’amicizia? Siete innamorate di tutti i vostri amici e delle vostre amiche? Mi sembra al quanto difficile.
Ovviamente ti dico che, vista la situazione, può darsi che questa persona si aspettasse un continuum di quanto detto, una ragione che va oltre il semplice voler essere sinceri con un’amica, una vera e propria dichiarazione di amore, quindi è comprensibile una reazione del genere in questo senso.
Nel momento in cui vorresti prendere la tua amica a schiaffi realizzi che magari può non avere avuto tutti i torti a pensare così.
Rassicurala e falle capire che come lei non è innamorata di tutti i suoi amici, tu non devi per forza essere innamorata di tutte le tue amiche.

Ecco questo è un punto focale. Molte volte si ha paura di esporci con le nostre amiche, perchè non vogliamo che queste possano credere che non siamo state in grado di saper distinguere l’amicizia dal sesso o altro. Sembra poco serio, in realtà è un problema enorme, soprattutto se le tue amiche sono persone che non hanno mai avuto a che fare con il tema in questione.
L’unica cosa da fare qua è essere comprensive nel caso, ma mai tirarsi indietro. E’ giusto che loro ti conoscano di più, sempre se sono persone per cui vale la pena preoccuparsi. E’ giusto perchè si da a loro l’occasione di poter conoscere un mondo nuovo magari, in vista di una futura serenità nel vivere questa realtà. Poi ovviamente è importante che tu lo faccia perchè ti fa capire chi è tuo amico fino in fondo e chi lo è solo per gioco.

Altra reazione che può infastidire è la solita frase che molte volte viene detta dai genitori, dai parenti, da chi crede di fare il tuo bene ” Sarà solo una fase, poi ti passerà e tornerai come prima”.
Questo da molto fastidio ed è comprensibile. A volte succede che qualcuno voglia provare per capire, o per semplice curiosità e non per forza deve finire come ci aspettiamo. Soprattutto nell’adolescenza può davvero esistere una fase in cui siamo confusi e questo vale indipendentemente dalla propria sessualità.
Il problema non è la mancanza di fiducia in quello che dici in quanto tale, ma che in cuor loro sperano che tu stia scherzando o che tu sia semplicemente curiosa. Questa è la questione da chiarire e risolvere. Ovviamente la sessualità è qualcosa di davvero personale e solo l’esperienza può chiarire le idee, certamente non dalle parole pronunciate con incredulità o immaturità di chi non ti prende sul serio.
Al momento fai un respiro profondo e ricordati che ciò che davvero importa è quello che tu stai provando, come lo stai provando per chi lo stai provando e soprattutto non devi provare niente a nessuno.

Ci sono quindi le amiche che paurosamente si allontanano credendo di essere prede da sempre per te e quelle che incuriosite si avvcinano, si fanno quattro domande e si riscoprono lesbiche. Questa può essere una reazione positiva, almeno in parte, li, sta a te ovviamente capire come agire.

Sto tralasciando il lavoro, in questo caso bisogna stare attenti a dichiararsi, perchè purtroppo la società è quella che è e se non volete correre alcun rischio, il mio consiglio è di fare coming out con chi vi fidate, invece per chi ha deciso di prendere la questione di petto, beh, non arrendetevi alla prima smorfia, con diplomazia e professionalità affrontate il problema, ricordate comunque che il momento lavorativo, per quante ore possa prendere della vostra giornata, non è la situazione che si crea quando gruppi di amici si incontrano e per conto mio non è neanche professionale raccontare la propria vita sessuale a colleghi di lavoro.

Il “problema” chiamiamolo così del coming out, io lo sto rivisitando focalizzando la mia attenzione su qualcosa di un pò superficiale. E’ difficile dividere in categorie le persone perchè ognuno reagisce diversamente.
In ogni caso, per fortuna, non è difficile prevedere la reazione, l’importante è non fermarsi. Proprio sapendo come può andare possiamo poi trovare il coraggio per affrontare la situazione.
Come dico sempre è davvero importante dichiararsi, chiamarci per il nostro nome, orgogliose per ciò che siamo ed è proprio questa forza interiore che piano piano, spero tanto, cambierà la società.
Sono abbastanza pessimista a riguardo, perchè fino a che siamo abituati a ragionare suddividendo il mondo in due grandi categorie (bianco-nero, giusto-sbagliato) faremo fatica ad accettare l’esistenza di qualcosa di davvero differente da noi. La sfida non nasce solo guardando gli altri come ci rispondono, ma anche dalla nostra capacità di ascoltarci.

E’ possibile trascorrere tanto tempo anche senza sapere chi siamo, senza mai farci chiarezza. Questo è il problema in primis. Certamente la risposta degli altri è importante dal momento che può decidere sulle nostre azioni, se siamo o no in grado di combattere per un valore a cui teniamo più della nostra reputazione, ma non è la prima battaglia da affrontare.

Io rispondo a Rob Brezsny :” Quale costume di halloween ti aiuterebbe a risvegliare una tua potenzialità segreta o sopita?”. Il mio Halloween.

brihalloween
Rob Brezsny mi chiede di rispondere alla sua domanda.
Io penso e la mia testa passa in rassegna tante immagini, trucchi, travestimenti passati ed il mio cuore torna anni indietro.
Sorrido se penso alle feste che da piccola organizzavo o mi trovavo a partecipare insieme ai miei “amichetti” di scuola.
Non ho mai veramente vissuto il pieno significato della ricorrenza dal momento che non sono religiosa o altro e non vivo questo momento come parte integrante della mia cultura.
Dico francamente e onestamente che Halloween per me è più una scusa per travestirmi in compagnia, ridere con gli amici ed organizzare insieme a loro qualcosa che spezza la noia della routine.
La domanda dei Rob, cade perfettamente e credo sia assolutamente legittima e molto più sincera di qualsiasi analisi o esame o goffo tentativo di interpretare il significato di una ricorrenza.
Mi ricordo alle scuole elementari quando avvicinandomi al 25 Dicembre puntualmente ogni anno i maestri ci chiedevano di riflettere sul vero significato del Natale e lo stesso accadeva per il Carnevale, per la Pasqua, per Halloween, per la Festa dei Rioni e la Sagra della Castagna.
Secondo me esiste si un significato generalizzato di un evento che cristallizzandosi nel tempo addobba con le sue simbologie le vesti di migliaia di persone regalandole al crudele occhio vigile e potente della società.
Ma, al di là di questo palcoscenico fatto di risa, colori e lustrini, esiste un altro significato che si nasconde timido dai riflettori e ci aiuta senza volerlo a giudicare tra le righe, ad interpretare ed interiorizzare l’energia celata in ogni gesto, che sia di affetto , d’odio o di convenienza.
C’è un significato nel nostro personale approccio a questa festività.
Ognuno, a meno che non sia particolarmente hipster o sociopatico, decide solo per quel giorno di vivere dietro una maschera, fingendo di essere, nel nostro caso, un mostro assetato di morte e sangue o con potenti poteri paranormali.

Siamo davvero sicuri che in quel momento noi fingiamo?
Chi siamo davvero nei giorni qualsiasi?
Siamo macchie di vita, la proiezione desiderata e non di chi ci guarda, chi ci parla e ci tocca e nello stesso tempo la realizzazione compiuta, immaginaria e sperata di ciò che vogliamo essere davanti agli altri (l’esperienza del Grande Fratello, dovrebbe farvi capire quanto questo nostro “gioco” costante di immagine sia davvero importante nella definizione della nostra violentata identità).

Quale è il ritaglio che Halloween si conquista nelle nostre vite in maniera quasi affascinante?
(Non c’è neanche bisogno di dire che sto tralasciando discorsi “intellettuali” sulla proprietà consumistica della festa, in quanto tutto è straziato con il consumo, perdere un’ora della mia vita ad esaminare questo mi sembra inutile. Ormai credo sia un aspetto generale delle festività condiviso da quasi tutti, tranne che dai “Flanders” della situazione).

Halloween ci permette, anche solo per un giorno, come il carnevale, di poter svelare una parte anche se piccola, importante della nostra personale creatività.
RobB con la sua domanda ci invita a riflettere proprio su questo.
Non credo che la risposta si esaurisca con il costume che abbiamo scelto di indossare, piuttosto ci chiede di pensare alle nostre capacità avvelenate, zittite o semplicemente educate dal ritmo incalzante e prepotente delle norme comportamentali che noi ci imponiamo.
C’è qualcosa che siamo in grado di fare, che dobbiamo costantemente dimenticare a causa dei nostri mille impegni? Sicuramente. Ognuno di noi sa quale è il proprio “potere” e la ricorrenza serve per accompagnarci in allegria ed un pò di sana umiltà a svelarlo agli altri, un apparire sincero che può essere terapeutico e divertente al tempo stesso.
Io la vedo così.
E voi?

mariastrega

Chi siete davvero?

Credimi

images

Credimi

Non tutto si perde per strada

Non tutto si perde nell’aria

A volte Questo ritorna

in vesti diverse

in voci diverse

dolci-incidenti di percorso

Credimi

Non tutto è cera

Non tutto brucia

A volte è il calore dell’attimo vuoto

che scioglie nodi

e rianima lontane note,

voci lontane

discorsi ora vividi

prima dimenticati.

Credimi

E’ fiato

Credimi

Questo è Battito

Non tutto si dissolve

Non tutto TI dissolve

E’ pioggia

E’ temporale

E’ Impazienza

Come polvere

Si estende dietro le spalle

scie profumate di colore, di attimo, di sguardo e di

respiro

Credimi

puoi fingere di voltarti

di odiare

di soffrire

puoi fingere di arrenderti

ma

Questo

rimane in te

e come un petulante

insistente

rimarcare il Segno su un foglio bianco

la temuta riga

rimarrà

il gesto rimarrà

seppur non inchiostro

ma leggerezza di matita

il segno rimarrà

Credimi

Il mio vortice di rabbiosa follia

Continuo a muovermi.
Non ho pace dentro di me. Sembra che le mie interiora abbiano cominciato a collassare su se stesse.
Continuo a muovermi.
Qualcosa mi brucia lo stomaco e mi spinge violenta là, dove non voglio andare.
Allora cerco di resistere. Mi concentro sulle mie mani che appoggio delicate sopra il mio stomaco.
Le mie mani lentamente cominciano a scaldarsi. Diventano sempre più calde e più grandi.
Sto meglio. Continuo a concentrarmi sulle mie dita, i miei polsi, le mie ossa, e cominciano a pulsarmi: non riescono a sostenere tutta questa dannata energia.
Così perdo e mi lascio trasportare da questo Vortice di sofferenza, di cose taciute, di rabbia e mi dirigo là, dove non voglio andare.
Allungo il braccio e la mia mano sfiora un segmento di carne e poi.. la pace.
Tutte le mie energie migrano sull’altro corpo.
Sto meglio. Non ho più pesi da trascinare dentro le mie budella.
L’altro corpo è incapace di sostenere tutte queste mie energie a tal punto che anch’esso scoppia odiandomi, insultandomi, sputandomi addosso e umiliandomi.
Io divento piccola piccola.
Mi vergogno così tanto.
Forse non avrei dovuto abbandonare così la mia energia.
Questa energia per quanto odiosa, seccante e ingombrante, è mia.
Nessuno potrà mai togliermela perchè giace dentro di me, dimora, riposa ed esplode quando vuole lei, in momenti come questi.
E deve farlo attraverso il mio corpo non attraverso il corpo di qualcun altro.

Forse non è il caso di abbandonare agli altri i pesi della nostra coscienza.
Se li abbiamo voluti dentro di noi, forse dobbiamo solo imparare a conviverci.

Dreaming of you

Serata fredda. Ma tanti sorrisi, tanti. Non sono da sola, tutti sono intorno a me.
Serata tranquilla, a casa sua.. una birra, quattro chiacchiere tra amici. Siamo intorno a un tavolo ben apparecchiato.. la stanza è illuminata e dalle finestre si respira il profumo della rosticceria e si avvertono le risa che spaziano come sotto fondo intorno a casa sua. Una splendida casa.
Mi guardo intorno, i posti sono quasi tutti occupati. Vedo uno spazio libero.. mi avvicino. Una ragazza, capelli scuri corti alla “pulp-fiction”con uno sguardo incredibilmente penetrante, mi scruta : “Occupato?” “Siediti!” Mi risponde cordiale. Lei non l’ho mai vista prima. Sto pensando a chi possa essere. Ecco.. E’ davvero bella. Non saprei. Mi guardo intorno, vedo se sopraggiunge, ma non c’è, dunque mi siedo nello spazio accanto a lei che avevo trovato libero.
I suoi occhi azzurri scavano a tal punto nei miei pensieri che non riesco per quanto io mi stia sforzando a capire minimamente quello che mi dice. Non è niente di importante, continua a ridere da sola, meglio così.
Ad un certo punto accade qualcosa di davvero strano. Non me l’aspettavo. Al suo posto, c’è un portatile. Acceso. In prima pagina indovinate cosa? Facebook. Il suo profilo. La sua voce esce squillante, fulgida e cristallina. Mi scoppiano le orecchie. Sta ancora ridendo, le sue sono parole pronunciate a caso, sta delirando. Intanto l’immagine che colora a sinistra il suo profilo è un avatar, che si muove a seconda delle diverse intonazioni che la sua voce assume. Mi volto, accanto a me c’è x “che bella pagina? Come ha fatto?” “Non lo so!” entusiasta mi da questa esauriente risposta che chiude il discorso.
Sono fuori, sento il leggero venticello che si alza dai Navigli. Con noi c’è Mia mamma. La Kora, corre intorno a noi. Vede di lontano un topo. Lo punta, questo corre sopra il muro, ma il mio cane no.. ci sbatte il muso.
Da qui accade una cosa stranissima.
La kora si ribalta, Mia mamma corre da lei, preoccupatissima e tutti noi che prima eravamo seduti a un tavolo a bere birra, ci chetiamo. Tiene in collo il mio cane, dolorante, pieno di sangue. Le sue macchiette, ormai deboli per l’età, sono scomparse. Il mio cane è bianco. Il suo corpo si restringe, il suo muso si sta gonfiando. “ Mamma, cos’ha?” “Niente.. se ne sta andando..” mugola.. sporca completamente di sangue cerca di leccarsi, ma non riesce ad allungare la lingua.. respira lentamente. Mi avvicino.
“Maria!” Tutti mi chiamano.. io mi allontano. Non ho voglia di stare con nessuno. Prendo in collo il mio cane che intanto ha preso le dimensioni di un coniglio.. il suo pelo è sporco di sangue, viscido, lucente. Io La prendo in braccio, la stringo e sento il suo cuore che lentamente si addormenta. Una mia lacrima le bagna il collo. Ormai è un batuffolo tra le mie braccia. La Kora si volta verso di me. Incredibile, mi sorride! Allunga la lingua e mi lecca le labbra. Nonostante il sapore di sangue che immediatamente percepisco, sono felice.
Siamo di nuovo tutti insieme. Ridono tutti. Non ricordo niente di quello che prima è accaduto. Il sapore di sangue lo avverto lo stesso. Mi sarò tagliata un labbro. Qualcosa non va dentro di me e mi turba. Non capisco. Mentre tutti gli altri cominciano a riunirsi in diversi gruppi, loro sono li, stanno pensando a tirare su qualcosa. A me non interessa, sto per i fatti miei, mi isolo da tutti. Ad un certo punto corro.. un attacca- panni è in piedi in mezzo alla strada, posto in discesa e sopra di esso vi è poggiato un giubbotto. Corro, sarà di Y! Mi avvicino, ansiosa metto la mano dentro il giubbotto. Qualcuno è dietro di me. “Maria, che fai?” Y con Z sono dietro di me. “Cercavo solo..” “Lo sappiamo” Il suo sorriso mi addolcisce.. Y tira fuori una Marlboro e me la offre. “Senti, ma.. è rimasto qualcosa?” D’un tratto, tutti sono intorno a me I. dice “Richiamiamolo, visto che è la seconda volta ce la darà gratis no?” in mano ho una sigaretta di tabacco, con un filtro gigantesco che non avevo mai visto prima.. “Ok”.
Guardo lontano, è notte ormai e in lontananza vedo Piazza Ventiquattro Maggio, e la Madonnina del Duomo. Piazza Ventiquattro Maggio è in valle, io sono in alto e vedo una Milano luminosa, ma rustica in qualche modo, come non l’avevo mai vista. Dietro di me arriva T. sullo skate e dietro di lei tutti i suoi amici, mi superano, agili impegnano un viottolo sulla sinistra.. una ragazza si ferma non ce la fa. Rimane paralizzata, capelli lunghi, dietro di lei una chitarra. Non ce la farà mai a scavalcare questo problema. E’ immobile. Intanto io scendo. Sento un sottofondo, una musica strana. Mentre mi dirigo verso la piazza scendo, ho freddo. Sono felice. Anche se il cielo comincia a tuonare.

Viaggio nel tempo

Ti scrivo alla nascita del 4 Agosto 2014.
So come ti senti. So quello che stai pensando e conosco le tue paure. Non avere fretta di provare. Non essere arrendevole, perché sei piena di risorse e non meriti quello che stai vivendo. Sappi che farai di tutto per cambiare una persona,ma non continuare a soffrire.
Sii sicura di te stessa. Sai benissimo che non puoi cambiare le persone. Respira prima di prendere decisioni affrettate e abbi il coraggio di dire “basta”.. non solo a lei, ma a te stessa. Sei bella e non avere paura di rimanere sola. L’unica solitudine che senti adesso e quella che ti sei costruita. Accanto a te i tuoi migliori amici ti abbracciano, ti ascoltano, dispiaciuti seduti si rattristano alle tue parole. Ti vogliono troppo bene per vederti così. E tu rimani li, con mezza sigaretta in mano, mentre l’aria calda dell’agosto di tre anni fa la consuma, divora.

So come ti senti: piccola, con i gomiti sul davanzale sei poggiata alla finestra e con voce spezzata, racconti tutto, confessi le tue paure. Ricordati chi sei, ricordati quanto amore provi per te stessa.
Quella sera, rimani con i tuoi amici. Lei ti chiamerà più volte per vederti, so che non vuoi incontrarla e allora stai con chi ti ama davvero.
Ah, un’altra cosa. Quando sarai in macchina con il tuo amico che adori e sentirai squillare il telefono, non rispondere. Riattacca. Non andare da lei, che farà di tutto per farti del male.
So come ti sentirai più avanti, e quando ti chiederà un particolare favore, le dirai di no e ti prego, non sentirti in colpa, perché non potevi fare cosa migliore.
Non fumare così tanto, mangia e stai attenta ai tuoi libri perchè dimenticherai ad una fermata dell’autobus il tuo manuale di storia insieme a metà dei tuoi vestiti. So che sarai piena di pensieri e preoccupazioni, ma dai da bere all’orchidea, o questa morirà dopo pochi giorni. Quando ti chiameranno in negozio, non rifiutare la mansione per star dietro ad una ragazza che non sa neanche il tuo nome; corri, farai la scelta migliore.

So che per adesso ti mando piccoli consigli, ma se ti dimenticherai le mie parole, farai grandi errori, che ti consumeranno più avanti.

So come ti senti e ed in futuro mi ringrazierai : avrai creato una ragazza migliore.

Number 32

Una forza superiore mi trascina le gambe per quella pista illimitata in mezzo a spiagge, palme e massi. Il sole non brilla di luce vera. La sua è incredibile finzione. Eppure a me sembra tutto meravigliosamente normale. Non ricordo se fossi sopra una moto, sopra un carro armato, o sopra il nulla, se fossi un anima persa in questo oblio di vita e di morte al tempo stesso. Un tramonto incredibile sui mille mari che mi circondavano. Davanti a me si apre immediatamente una pedana di legno. Da lontano stretta e fatiscente, ma avvicinandomi improvvisamente si allarga, non scorgo i bordi, una striscia bianca in mezzo, il legno lucido che mi saluta rispecchiando la luce del sole che tramonta sulla pedana. E’ un addio. “cazzo Adrian!”. Il mio amico dietro di me mi spinge in avanti, io ho paura ma mi lascio trasportare da lui. Improvvisamente qualcosa prende forma, il mio corpo. Divento una persona finalmente. Sulla pedana i miei piedi non si appoggiano neanche più e prendo il lancio non in avanti, ma in alto, verso il vuoto. Da qui, un incredibile cielo mi assorbe. Vedo tutta l’isola che poco prima mi aveva inghiottito nella sua assurdità e poi vedo il mondo, sopra di me. Una realtà che slitta nella mia mente e si trasforma, per poi riplasmarsi ancora e ancora. Rimango nel vuoto e corro sempre più in alto non mi fermo. Guardo intorno a me. Tutta la mia vita, i miei amici volano con me in questo assurdo cammino verso il mondo. Tutto diventa buio. Il cuore è in gola, adesso è il punto peggiore: la caduta. Il mio corpo viene sbattuto verso il basso da una forza maggiore. Sto precipitando in una città, vedo grattacieli e taxi sotto i miei piedi e le antipatiche luci di insegne rosse. Mi aggrappo a qualcosa e mi salvo. Ora sono a terra. Da qui, cambio scenario.
-Così mi avete abbandonata sulla Terra?- La guardo, i suoi occhi fissano avanti non si spostano per incrociare il mio punto di domanda. – Esatto-. –Ma io non ricordo niente di niente..- -E’ normale, ogni volta che ti riportavamo li, dovevi dimenticarti.- -Perché? Perché dimenticarmi?- -Perché si, è stato meglio cosi.- Con tono piatto, annoiato chiudeva la questione. Pensavo a tutto. Tutto era stato una finzione, terribile. Ed ora capivo perché. Non ero di li, non appartenevo a quel mondo e in qualche striscia di memoria riuscivo a ricordare la paura di non poter vivere in un posto così. Forse avevo capito il perché. Ero piccola, abbandonata sotto un tavolo. Appena nata e qualcuno mi aveva raccolto, non riesco però a ricordare i lineamenti del suo viso, sapevo solo che era una donna, impaurita, incredula.
Altro scenario. Rido. Continuamente e bevo vino insieme ai miei amici. Corro verso un mio amico e appena comincio a stringerlo, si gonfia, si allunga e i colori del suo corpo diventano opachi. Non lo riesco più a definire a riconoscerlo. Nonostante questo lo continuo ad abbracciare ridendo. Un altro mio amico da dietro si avvicina, un pallone pure lui. Sono lenti racchiusi in queste bolle. Non mi preoccupo a vedere se mi sono trasformata anche io. E a me sembra così fottutamente normale. Dal momento che li abbraccio questi mi sfuggono via e trascinati dal vento si alzano e volano. Io rimango a terra, non mi alzo più. La forza che avevo trovato non mi pressa più. Sono con i piedi per terra, dove non so. Mi rimane in corpo la paura di avere perso qualcosa.

Fermati

Forse, non è sempre il momento di parlare. Forse non è sempre il momento di agire.
Allora te ne rimani lì, ad osservare, a subire i giochi del tempo che credi di vivere e aspetti, aspetti che qualcosa prenda il tuo posto e decida per te.
Te ne rimani seduto, immobile, a contare il tuo respiro, leggero, silenzioso, che non deve svegliare o disturbare l’agire di qualcun altro, al posto tuo.
Rimani fermo, congelato. Non senti di riuscire a combinare qualcosa in quel momento, allora non prendi nessuna decisione, che sia futile, che sia importantissima. Lasci la scelta al caso.
Perchè nulla ha senso.
Questa è la verità.
Niente ha più senso.
Potrai muoverti, avvicinarti, sollevarti, stringere, abbracciare, osservare, gioire, piangere, urlare, soffrire, ma niente cambierà. Assolutamente niente servirà a cambiare quel qualcosa.
Inutile continuare a sognare, a provare di raggiungere un obiettivo che sia anche lontanamente simile ai tuoi sogni.
Tutto è invano, perchè tutto è affidato al caso.
Che senso ha il nostro continuo impegno? Che senso ha innamorarsi? Che senso ha soffrire?

La vita è un attimo, che in un momento passa. Puoi annusare il profumo di un fiore e cullare i propri sensi, ma subito dopo, non sentirai più niente, perchè l’odore passerà, se non solo il suo ricordo rimane.

Aspetti, rimani fermo.
Niente, tutto sta cambiando e te non controlli niente.
Solo chi riesce ad arrendersi a questa realtà potrà davvero sentirsi felice di vivere.
Se continuerai a sperare di cambiare le cose, rimarrai sempre deluso, e sempre soffrirai.

Verrò con te

Prendo aria, respiro,in fretta, perchè la mia prossima mossa sarà quella di correre silenziosa verso quel muro cadente per nascondermi. I nemici ci stanno per raggiungere. Sento il loro ringhio pungente attraverso l’aria che mi scuote il cuore. Il mio petto sobbalza ogni volta che sento un ramo spezzarsi. I miei compagni sono vicini a me, altri lontani e forse non ce l’hanno fatta. Cerco di non pensarci perchè il dolore non mi aiuterebbe a riflettere sul da farsi. Piangerò dopo, sempre che avrò abbastanza lacrime da versare.

Così aspetto che sbaglino strada, che si perdano. In realtà si avvicinano sempre di piu e fra pochi secondi saranno davanti a me, pronti ad uccidermi.
Così mi muovo e corro via veloce. I miei compagni che fino a due secondi fa correvano accanto a me non ci sono più. Presi dal panico avranno preso direzioni diverse, senza chiedersi niente. Se sarà destino li rincontrerò alla fine di tutto.
Io corro senza stancarmi, senza fermarmi. Ogni respiro che faccio i miei piedi si levano da terra, come se risparmiassi l’aria dei miei polmoni per regalarla al pavimento, che mi aiuta a volare, a sopravvivere.
I miei salti sono sempre più alti, poco manca a volare nel cielo completamente.
Ed è così. Posso sentirmi leggerà come respiro e veloce come una freccia, su nel cielo più buio che io abbia mai visto prima. Il temporale sembra ripercorrere ritmicamente il mio affanno, sembra volermi aiutare e sostenere. Intanto i suoi lampi mi illuminano la via, mente sotto di me noto che i miei nemici continuano a correre guardando in alto verso di me. Fra poco si trasformeranno in qualcos’altro e verranno a prendermi.

All’orizzonte si distende un denso verde ammasso di foglie di dimensioni gigantesche. Così volo in picchiata per raggiungerlo il prima possibile e nascondermi.
Esausta riesco a poggiarmi sopra di esse ed in quella verde, scura umidità ritrovo la pace, addormentandomi e dimenticando di essere inseguita.

Mi sveglio ed è sempre notte. Sarà passato un giorno o due, un mese o un anno, non saprei dirlo. Mi sento sempre stanca, ma decido di uscire da quel fitto bosco. In lontananza vedo delle luci. E’ Siena. Potrei nascondermi li. I nemici a quest’ora mi staranno cercando al di la di quei monti e non verso la pianura. Mentre ero nascosta qua mi avranno cercata li magari, senza trovarmi.
Cosi volo e scendo sulla citta. Entro da un cancello che separa la strada da un bellissimo porticato. Entro, volo veloce mentre sento il fiato dei nemici che avanza molto piu veloce di quanto io non stia correndo adesso. Attraverso il piazzale, corro sotto il porticato e salgo la prima rampa di scale che mi raggiunge. Continuo a salire e i gradini sono pesanti sotto i miei piedi.

In cima una stanza enorme. Grande quanto un castello. Comincio a volare per riuscire a capire la posizione dei miei nemici osservandola attraverso una qualche fessura. Nella grande stanza non esistono finestre. Stanca mi abbasso a terra e finalmente una volta che la mia schiena poggia alla parete polverosa posso finalmente piangere le mie sofferenze rumorosamente, senza che nessuno mi senta, senza che nessuno mi veda.

Passano gli anni ed io sono ringiovanita. Sono una bambina senza un passato che una suora ha trovato tremante nascosta sulla torre.
Oggi è un grande giorno: si festeggiano gli anni compiuti di un bambino e tutti insieme stiamo apparecchiando una lunga tavolata nella mensa per accogliere calorosamente le famiglia.
Lei è li accanto a me. La mia amica che poco conosce di me.
Poche ore prima che cominci la festa sento un rumore in lontananza.
Non mi sono dimenticata il fiato dei nemici che mi rincorrevano, il calpestìo dei loro zoccoli, il loro ruggire affamati, le loro grida e i loro passi. Avendo tante forme ogni qualvolta avverto un rumore ripetuto per me è minaccioso. Questo lo era particolarmente. Comincio a correre dimenticandomi di lei che stava porgendomi i tovaglioli da riporre accanto ai piatti sotto di me.

La rivedrò se il destino vorrà, un giorno, alla fine di tutto.

Lei non è come i miei compagni, sta correndo dietro di me. Mi giro. Sul suo volto è chiaro un punto di domanda e i pugni stretti e tremanti mi fanno capire che dovrò darle qualche spiegazione. Continua a chiamarmi, ma io non le rispondo.

Mi fermo e la mia schiena interrompe la sua corsa.

-Molte cose non sai di me. Io combattevo prima di arrivare quì e i miei nemici mi stavano inseguendo per uccidermi. E’ arrivato il giorno in cui mi hanno trovata. Non seguirmi. Voltati e dimenticati di avermi conosciuta.-

Le sue guance morbide rosa, perdono colore, la sua fronte si aggrotta, mi guarda arrabbiata, il suo sguardo è pungente, cattivo.

-Verrò con te.-

Io Lei e l’ingenuità dell’infanzia corriamo insieme ancora più veloce fino a che non raggiungiamo la grande stanza senza finestre. Sentiamo il ritmico battere del motore di un elicottero attraverso le pareti. Scendiamo le scale. I nemici sono dietro sopra, sotto di noi. Hanno capito dove siamo e non si fermeranno fino a che non ci avranno davanti.

Eccoli. I nemici hanno preso una forma buona. Sono alti, armati, corazzati, sudati e con passi gentili si avvicinano verso di noi.

-Devi venire con noi. I nemici sono diventati più numerosi, più forti. Sapevamo che ti eri nascosta per tutti questi anni e finalmente ti abbiamo trovata.-

Non vedendo nessuno dei miei vecchi compagni tra di loro capii di essere stata l’unica sopravvissuta di una battaglia. Una lacrima mi rigò il viso. Ma no, non è ancora tempo di piangere. Prendo la mano di Lei guardo dritto negli occhi del mio interlocutore.

-Verremo con te.-.